80 anni

Ho appena riletto i miei pensieri scritti dieci anni fa al raggiungimento del settantesimo anno di vita. Non cambierei neppure una virgola, anzi sottolineerei le ultime due righe dove si legge: <<...aveva ragione mio papà Angelino quando sosteneva che nella vita non basta l'impegno e la fortuna.... ci vuole culo! >>. Ce ne vuole per la nostra salute fisica e mentale (che non è un nostro diritto), ce ne vuole nell'anno in cui nasciamo che determinerà il periodo storico nel quale vivremo, ce ne vuole nel carattere assegnato, ce ne vuole nella dotazione di una sufficiente intelligenza meglio se accompagnata da una volontà di crescita culturale, ce ne vuole nei genitori che avremo, ce ne vuole nella frequentazione degli amici giovanili e non solo quelli, ce ne vuole nella professione che faremo, ce ne vuole nel partner che avremo, ce ne vuole nei figli che verranno, e per i più fortunati anche nei nipoti che nasceranno e in ultimo, ma non meno importante, ce ne vuole nel fatto di non trovarsi mai nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Quindi, almeno per ora (e non è poca cosa) mi sembra assolutamente doveroso riconoscere che l'essere umano con codice univoco PCCNZE46C31E715E sia stato inserito nel gruppo dei favoriti dalla sorte. Chi devo ringraziare? Il fato, il destino, il caso? Non lo so. So però che ogni giorno della mia vita ho ringraziato e ringrazio “qualcosa” che non conosco, “qualcosa” che ha deciso per me, “qualcosa” che è stato (o stata) gentile con la mia vita assegnandomi una sceneggiatura benevola. Però, anche con questi doni, dobbiamo fare la nostra parte, e quindi contribuire giornalmente, con il comportamento (cioè fatti e non parole), a non rovinare il film che dobbiamo vivere anche perché, accanto a noi, vivono persone la cui vita non deve essere danneggiata dalle nostre decisioni.

C'è una legge della natura che si chiama “di causa e effetto”. E' un principio universale che ricorda che niente avviene senza un motivo. Qualsiasi cosa ci accada, qualsiasi esperienza viviamo, ha una causa, una ragione, che trova il suo perché nel passato o meglio nelle scelte che tutti noi compiamo oppure, nel peggiore dei casi, nelle scelte che siamo stati obbligati a compiere, a volte non per colpa nostra. «Chi semina vento raccoglie tempesta» è un antico proverbio ebraico che colpisce nel segno e che sembra proprio essere di una verità assoluta. Quindi mi sia permesso, con un briciolo di presunzione, di poter affermare che nella mia vita non mi sembra di aver seminato vento.

Cosa mi aspetto da oggi in poi? Innanzitutto mi aspetto che il mio “poi” non si discosti molto dagli ultimi dieci anni e quindi che continui pure la lenta e inevitabile discesa verso quel mistero di cui, sia chiaro, non ho mai avuto alcuna paura se non quella di creare problemi alla mia famiglia e di essere un peso per qualcuno. Mi aspetto che il mio “poi” sia comunque abbastanza lungo da farmi vivere eventi familiari futuri che non vorrei assolutamente perdere. Mi aspetto che il mio “poi” continui ad essere esente da dispiaceri che spesso, ad una certa età, sono devastanti. Mi aspetto che il mio “poi”, così come è stato tutto il mio “prima”, sia sempre accompagnato dalla vicinanza della mia Famiglia. Ma più che altro mi aspetto che il “poi” delle giovani persone che amo non sia così dissimile dal mio “prima”.

Gli anni che ho vissuto mi sono scivolati addosso lasciandomi ricordi che si perdono nella nebbia insieme alla convinzione che il passare del tempo non va combattuto perché sarebbe una guerra persa. La nuova parola d'ordine è quindi “adattarsi”, con gratitudine e un pizzico d’ironia, alle regole naturali dell'età. Adattarsi ad un ritmo rallentato. Adattarsi ad accettare un fisico che fatica facilmente, che non è più "performante" e adattarsi ad accogliere anche un po' di solitudine. La vita è un percorso composto di momenti più o meno lunghi e più o meno felici: quello che sto vivendo si chiama vecchiaia e, al momento, sembra l'unica possibilità per vivere a lungo!