Status symbol


Fiat 132 Special

Ricordando come mi ero trovato bene con la Fiat 125 e avendo necessitÓ di spazio e comoditÓ mi orientai subito sulla Fiat 132 Special. Sapevo che, oltre ad avere lo stesso motore del 125, aveva anche lo stesso telaio ma era dotata di sospensioni "americaneggianti". Molto molleggiata, dondolava un po' ma, dentro, era molto ben rifinita e comodissima. Pensai anche all'Alfa Romeo Giulia 1600 sopratutto perchŔ aveva uno slogan molto indovinato: "l'auto da famiglia che vince le corse" ed era stata scelta come macchina ufficiale della Polizia. La provai, anche se c'ero giÓ stato, e non potei non riconoscere che, anche se dotata di un motore superiore, aveva una abitabilitÓ di molto inferiore a quanto andavo cercando. La 132 l'ho tenuta per sei o sette anni e non mi sono mai pentito. L'unico vero problema venne fuori dopo il quinto anno. Per un difetto di fabbricazione (la Fiat iniziava il suo declino) le portiere posteriori non lasciavano fluire l'acqua piovana e quindi, dai e dai, la corrosione fece i suoi danni. Aggiustai tutto e l'auto venne poi venduta per un sacco di soldi ad un napoletano.

Foto Foto

Ho un ricordo molto "impulsivo" legato a questa macchina:

#1
Una sera dei primi di ottobre del 1977 avevo regolarmente parcheggiato in Piazza Guidiccioni e, con mia moglie in cinta di nove mesi (partorirÓ il 5), eravano andati a vedere il film Airport 77 al vicino cinema Pantera. Durante la proiezione Caterina mi disse che sentiva dei doloretti strani e quindi, senza pensarci due volte, decisi che sarebbe stato meglio andare verso casa. Arrivati a prendere la macchina mi resi subito conto che era letteralmente impossibile uscire dal parcheggio a causa di una cinquecento (ancora lei!) che era stata messa tre metri dietro di me in posizione assolutamente inconcepibile. Davanti avevo il muro, ai lati due automobili parcheggiate, come me, nelle strisce e dietro mi aveva "chiuso" questo imbecille. Nella Piazza erano presenti cinque o sei giovanotti che dichiararono (con un sogghignetto strano) di non sapere chi fosse il proprietario e quindi mi sarei dovuto arrangiare da solo perchŔ loro non volevano sporcarsi per aiutarmi a sportarla manualmente e di forza. Fu un attimo. Dissi a Caterina di tenersi, misi in moto, ingranai la marcia indietro e con due bei colpi spostai la cinquecento dello spazio necessario a consentirmi di uscire. Senza neppure scendere a vedere i danni fatti e subiti, tirai gi¨ il finestrino e salutai molto educatamente (sogghigno compreso) i presenti i quali, ricordo benissimo, avevano facce da zombi! Qualche giorno pi¨ tardi mi arriv˛ una lettera dell'avvocato del proprietario (probabilmente uno di quelli presenti) nella quale, ovviamente, chiedeva i danni. Discussi a lungo con la mia assicurazione perchŔ, essendo un danno volontario, non intendeva pagare niente e, alla fine, facemmo a mezzo. Succedesse qualcosa del genere oggi, mi comporterei esattamente uguale a meno che, la macchina da colpire, non fosse un SUV.

Foto Foto